Molti la vedono per la prima volta scendendo dal treno, perché dà il nome alla stazione. Pochi però entrano, presi dalla fretta di andare verso il Duomo. È un peccato: la Basilica di Santa Maria Novella custodisce alcune delle opere più importanti del Rinascimento, e dall'Appartamento di Charme si raggiunge a piedi in circa nove minuti. È la visita perfetta per il giorno dell'arrivo o per l'ultima mattina, prima di ripartire.
La facciata di Leon Battista Alberti
La chiesa fu costruita dai frati domenicani fra il Duecento e il Trecento, ma la facciata che vediamo oggi fu completata solo nel Quattrocento. Il ricco mercante Giovanni Rucellai affidò il lavoro a Leon Battista Alberti, che dovette fare i conti con la parte bassa già esistente, in stile gotico. La sua soluzione fu geniale: riprese il gioco di marmi bianchi e verdi della tradizione fiorentina e lo ordinò secondo proporzioni matematiche, aggiungendo in alto due grandi volute che raccordano la parte centrale con le navate laterali.
Guardate con attenzione il fregio sotto il timpano: c'è scritto il nome di Rucellai, a ricordare chi aveva pagato. Nella fascia decorativa ricorre anche il suo emblema, una vela gonfiata dal vento.
La Trinità di Masaccio e il Crocifisso di Giotto
Entrando, lungo la navata sinistra, si incontra la Trinità di Masaccio, dipinta intorno al 1427. È uno dei primi dipinti in cui la prospettiva viene applicata con rigore matematico: la volta a botte dipinta sembra davvero sfondare la parete. Per chi la vedeva allora doveva essere qualcosa di mai visto.
Al centro della navata, sospeso in alto, c'è il grande Crocifisso dipinto da Giotto da giovane. Il corpo di Cristo non è più quello rigido e stilizzato della tradizione bizantina, ma un corpo pesante, che si piega. Vederlo al suo posto, nello spazio per cui era stato pensato, fa capire quanto fosse nuovo.
Nella Cappella Gondi c'è invece il Crocifisso in legno di Brunelleschi. Vasari racconta che lo scolpì per mostrare all'amico Donatello come si dovesse rappresentare Cristo, dopo aver criticato il suo, che gli sembrava "un contadino in croce".
La Cappella Tornabuoni e le altre cappelle
Dietro l'altare maggiore si apre la Cappella Tornabuoni, affrescata da Domenico Ghirlandaio e dalla sua bottega alla fine del Quattrocento con le storie della Vergine e di San Giovanni Battista. È una specie di reportage della Firenze del tempo: nelle scene sacre compaiono i membri della famiglia Tornabuoni, le dame della città, gli interni delle case ricche. Si dice che nella bottega di Ghirlandaio, in quegli anni, lavorasse da apprendista anche il giovane Michelangelo.
Accanto, la Cappella Strozzi è affrescata da Filippino Lippi, mentre un'altra Cappella Strozzi, nel transetto, conserva gli affreschi trecenteschi di Nardo di Cione con il Paradiso e l'Inferno.
I chiostri e la piazza
Dal complesso si accede al Chiostro Verde, che prende il nome dai toni degli affreschi di Paolo Uccello, fra cui il celebre Diluvio universale, e al Cappellone degli Spagnoli, interamente affrescato nel Trecento da Andrea di Bonaiuto. Fra queste mura Boccaccio ambientò l'inizio del Decameron: è qui che le sette giovani donne si incontrano e decidono di lasciare la città colpita dalla peste.
Uscendo, fermatevi nella piazza. I due obelischi di marmo poggiano su tartarughe di bronzo del Giambologna e segnavano le mete di una corsa di carri che si svolgeva qui fino all'Ottocento. Proprio dietro la basilica, in via della Scala, si trova l'Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, nata dall'antica attività dei frati domenicani: anche solo entrare nelle sue sale storiche vale la deviazione.
La basilica sotto casa
Dall'Appartamento di Charme a Santa Maria Novella sono nove minuti a piedi: una visita da fare con calma il giorno dell'arrivo, prima ancora di disfare le valigie.